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Arpad ed Egri, una storia di sport e memoria

 

Sport, sentimento del diverso e discriminazione sono tra gli elementi di una narrazione che ha come cornice storica la Shoah e gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Sono i temi principali di ‘Arpad ed Egri‘ (Graus Editore, 2016; p.112). Un romanzo che era già celato nella storia prima di essere scritto. Questo perché le vicende di Arpad Weisz ed Ernő Egri Erbstein hanno fondamento storico. Si tratta di due vite vissute e purtroppo dimenticate che Angelo Amato De Serpis ha voluto intrecciare in un libro.

 

Chi è Angelo Amato De Serpis? -Giornalista pubblicista dal 1994, scrive per “Giornale di Napoli” e “Il Mattino” di Napoli. Attualmente collabora con diverse testate giornalistiche ed è curatore di numerosi programmi culturali. E’ inoltre presidente dell’ Associazione turistico-culturale Meridies ed animalista promotore del Telefono “Amico Fido”.

E chi sono Arpad ed Egri? -I due calciatori ebrei, poi divenuti allenatori, di origine ungherese condivisero la sorte degli ebrei italiani costretti a scappare o rastrellati in seguito alla promulgazione in Italia delle leggi razziali del 1938. Entrambi esponenti di una mentalità calcistica d’avanguardia, Weisz ed Erbstein collezionarono vittorie e record finché la stampa fascista da un giorno all’altro decise di ostracizzarne la memoria. Angelo Amato De Serpis lì ha raccontati così a Cultura a Colori.

Da dov’è nata l’idea di scrivere un libro su Arpad ed Egri?

L’idea è nata principalmente dal mio interesse per la storia e in particolare per il periodo fascista e la Shoah, vista però dall’ottica italiana. Ciò si è unito dalla passione per lo sport, dato che nasco come giornalista sportivo. Parlare di Arpad ed Egri è stato un modo per coniugare questi interessi oltre che una possibilità per parlare di un lato diverso della Shoah, quello appunto italiano.

Come si intrecciano dunque le vicende dei due protagonisti?

Sono figure parallele e accomunate dalla stessa vicenda, entrambi ebrei ungheresi. Furono poi anche contemporanei e si incontrarono anche come allenatori nella partita Lucchese-Bologna. Entrambi furono esponenti di un calcio d’avanguardia e registrarono diversi record. Weisz, ad esempio, è l’allenatore più giovane che abbia mai vinto lo scudetto e con due squadre diverse. Erbstein portò in Serie A la Lucchese e il Torino all’apice.

Il tema delle discriminazioni razziali nello sport è purtroppo molto attuale, basti pensare al recente episodio dei cori razzisti durante l’amichevole Russia-Francia. C’è una componente di denuncia nel suo libro?

Sì, la denuncia c’è. Il calcio dovrebbe avere un messaggio diverso ed è un paradosso che proprio lo sport pratichi qualsiasi tipo di discriminazione. Partendo da uno sfottò si può degenerare. Anche negli anni ’30 si partì dagli sfottò antisemiti sui giornali. Bisogna combatterli con l’educazione. In particolar modo c’è poi una forte denuncia contro il dimenticare il ruolo dell’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Si tende a scaricare sulla Germania le responsabilità per il genocidio degli ebrei.

Il libro si apre con una citazione di Giordano Bruno sull’ importanza della diversità. Qual è dunque il messaggio che ha voluto veicolare con ‘Arpad ed Egri’?

Il messaggio principale è quello, espresso anche dalla citazione iniziale di Bruno,  che tutte le singolarità sono diverse dalle loro corrispondenze, è un invito ad amare la diversità. Oggi la scienza ha smentito l’esistenza del concetto di ‘razza’. Bisogna capire l’importanza della diversità e questo è un messaggio che deve essere veicolato dallo sport.

‘Arpad ed Egri’ è un romanzo che ‘ruba’ da altri generi contaminandosi con la storia, con l’inchiesta, con la biografia. Ma soprattutto è il racconto di due vite. Due uomini interpretati in quello che poteva essere il loro aspetto interiore in un periodo tragico come quello della Guerra Mondiale. Un documento che approfondisce l’umano restando verosimile, tenendo conto che la storia è fatta dell’insieme  delle vite dei singoli.

 

 

 

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