L’Iran ammette uccisioni nelle proteste per il caro benzina
Secondo Amnesty International la repressione ha provocato almeno 208 morti, dall’avvio delle proteste a metà novembre.
È sempre più critica la situazione in Iran, le forze dell’ordine stanno attuando una durissima repressione del dissenso. Sono oltre 2mila le persone arrestate durante le manifestazioni contro il rincaro della benzina in Iran. Lo ha annunciato il governatore di Teheran, Anoushiravan Mohseni-Bandpey, secondo cui “molti sono stati interrogati e poi rilasciati, ma quelli che hanno ricevuto istruzioni dall’estero per incendiare le strade e destabilizzare il Paese sono ancora detenuti”.
Quanto sta accadendo è seguito dagli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump che si è apertamente schierato a favore della dissidenza.
“Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano che sta protestando per la sua libertà”, ha twittato oggi il numero uno di Washington.
E per il governo di Teheran proprio gli Usa sarebbero a capo delle “forze straniere” che stanno cercando di destabilizzare il Paese.
Secondo Amnesty International la repressione ha provocato almeno 208 morti, ma stamani la magistratura iraniana ha negato queste cifre, definendole «menzogne assolute» diffuse da «gruppi ostili».