Germania, Merkel: l’ex direttore del memoriale del carcere dell’organizzazione tenta di fare ordine sulle fake news che la riguardano
Lo storico ed ex direttore del memoriale del carcere della Stasi di Hohenschoenhausen, Hubertus Knabe, ha tentato di fare un po’ di ordine sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung.
Non esistono documenti della Stasi, attualmente, che menzionino Angela Merkel come ”informatrice informale”. Certo, scrive Knabe, “ciò non significa che quei documenti non siano mai esistiti”. Nei turbolenti mesi post-caduta del Muro, nell’inverno del 1989, gli ufficiali del ministero dell’Interno (Stasi ne è un’abbreviazione) distrussero enormi quantità di carte prima di essere fermati dalla folla inferocita che occupò gli uffici e salvò quel patrimonio dalla devastazione. Ma ad oggi la meticolosa e paziente ricostruzione di quei preziosissimi archivi non riesce a venire a capo di 15mila sacchi pieni di carte ridotte a coriandoli.
Knabe ha esaminato una ad una le leggende nere attorno alla cancelliera. Lei stessa ha raccontato una volta che la Stasi tentò di reclutarla, nel 1978. E uno dei problemi di una ricostruzione senza ombre della sua biografia pre-Muro è che la sua scheda, quella in cui la Stasi registrò quel tentativo di reclutamento, così come il suo rifiuto, possono essere visti solo ed esclusivamente dalla cancelliera. E’ una regola generale: negli archivi si può chiedere solo di visionare la propria scheda, nessun altro può farlo. Quindi, ammette Knabe, quel momento cruciale della biografia di Merkel resta effettivamente “un buco nero”. E, come per il resto delle storie su di lei, si può solo tentare di illuminarlo di lato. L’ex direttore di Hohenschoenhausen aggiunge però che “starebbe a lei fare trasparenza su questo punto”.
Intanto, uno dei dettagli che emerge più spesso nelle fake news su Merkel è che avrebbe viaggiato varie volte all’estero e due volte nella Germania ovest negli anni ’80. Un privilegio riservato a pochi, sicuramente ai fedelissimi del regime. Ma i suoi viaggi, scrive Knabe, coincidono con un momento particolare, in cui i bonzi di Honecker allentarono la morsa sui cittadini che produsse un’impennata delle ‘scappate’ di là del Muro. Insomma, da quei viaggi di Merkel “non si può assolutamente dedurre l’appartenenza alla Stasi”. Un’ altra ossessione che ritorna spesso nei complottisti è che Merkel fosse responsabile per la Propaganda in quell’organizzazione giovanile. Dunque, di default, una spia. Anche questa è una sciocchezza. Infine, il presunto nome di copertura, Erika. Anch’esso è una bufala. Sarebbe tratto da un romanzo su di lei, “Roberts Reise”, scritto da un ex spia.